Basta frustrazioni sul lavoro. Da oggi puoi rispondere alle angherie del tuo capo con un bel “chi cazzo ti credi di essere?”

ROMA – Per due giorni consecutivi un ausiliario di una clinica privata, incaricato di portare con un carrello le stoviglie per il vitto dei pazienti, aveva rotto tutti i piatti e i bicchieri, nel goffo tentativo di improvvisarsi equilibrista per portare tutto in un solo giro.

Il terzo giorno nella foga (forse di andare a casa!) aveva fatto sbattere il carrello contro le bombole d’ossigeno provocando l’immediato rimprovero da parte dell’amministratore delegato. L’accesa discussione è sfociata in un “chi cazzo ti credi di essere?” da parte dell’irreprensibile ausiliario che gli è valso il licenziamento.

Sarà giusta causa e giustificato motivo?

Secondo la clinica ovviamente si, dato che ciascuno dei tre episodi poteva giustificare il licenziamento.

Di parere opposto la Corte di Cassazione che, convalidando la decisione della Corte d’appello di Napoli, ha giudicato che nessun episodio, considerato a sé stante, può giustificare la perdita del posto di lavoro.

Neanche la colorita espressione, valutata “irriguardosa ma non minacciosa”, rappresenterebbe giusta causa poichè non è da considerarsi insubordinazione bensì l’”effetto di una reazione emotiva ed istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti”.

E allora basta, caro sottoposto, mandare giù rospi dopo l’ennesima volta che il capo ha sfogato su di te le sue frustrazioni. Basta tenere dentro tutta l’insoddisfazione per un lavoro mal pagato dopo ore e ore di sudore. Ora puoi finalmente esprimere al tuo capo chiaramente, inequivocabilmente e in modo assolutamente convinto il tuo più sentito “Vaffanculo”!

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

You may also like...

Lascia un commento