Italiani poco originali nel dare i nomi ai propri figli. E per evitare i casi di omonimia le banche ricorrono ai soprannomi

Scegliere il nome giusto per i propri figli è da sempre un dramma per tutte le coppie. Giornate intere a leggere libri sui significati, pensare a persone positive o parenti a cui ispirarsi e poi discutere animatamente per trovarne uno che metta d’accordo entrambi.

Ci si butta sui nomi più assurdi, voli pindarici e creatività alle stelle, perché il proprio pargoletto merita di distinguersi dalla massa. Ma poi si finisce a scegliere sempre gli stessi!
Secondo l’ultimo rapporto Istat (luglio 2008) sarebbero infatti ben 30.000 i nomi italiani ma il 50% delle volte si ricorre ai soliti 30, scelti per il 51% dei maschi e il 43% delle femmine

TOP 3 Nomi Maschili
1. Francesco
2. Alessandro
3. Andrea

TOP 3 Nomi Femminili
1. Giulia
2. Sara
3. Sofia

Curiosità
Per i maschi Christian è al 21° posto e Cristian (forse in onore del figlio der Pupone) al 25°. Tra i nomi femminili l’unico un po’ originale è Asia, mentre Maria precipita invece al 29° posto. In Sicilia, Campania e Puglia c’è ancora chi chiama i nuovi nati Karol o Giovanni Paolo in onore dell’indimenticato pontefice.

E le banche ricorrono ai soprannomi
E questa mancanza di originalità sta creando parecchi problemi in cittadine come Bellagio, in provincia di Como, dove i casi di omonimia sono talmente tanti che nelle banche non ci stavano capendo più niente! Per evitare di fare danni, magari versando la pensione o concedendo il mutuo alla persona sbagliata, hanno dovuto inventarsi un barbatrucco: registrando i nuovi correntisti ora le banche aggiungono accanto a nome e cognome anche il soprannome, o meglio il nomignolo che la famiglia si porta dietro da generazioni e che spesso deriva dal mestiere del capostipite.

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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