Tutti nudi in ufficio per un giorno. La bizzarra soluzione di uno psicologo aziendale salva una società di marketing inglese dal fallimento

INGHILTERRA – Quante volte, sognando ad occhi aperti la vostra vicina di scrivania o il maschione della famosa pubblicità Coca Cola, avreste pagato perché si presentassero in ufficio come mamma li ha fatto.

Il sogno è diventato realtà alla Onebestway, società di marketing e design di Newcastle, dove in aprile per un giorno intero i dipendenti hanno lavorato tutti nudi!

Ma perché? Sono impazziti? No, tutt’altro! Pare che questa iniziativa si sia rivelata ottima per migliorare il loro spirito di squadra.

Ed effettivamente una svolta era necessaria, visto che la compagnia era in crisi da mesi e aveva già dovuto licenziare 6 persone. Ora il rischio era il fallimento. Mike Owen, amministratore delegato della società, si è rivolto a David Taylor, uno psicologo aziendale che, dopo aver analizzato bene la situazione della compagnia, ha partorito questa soluzione che in prima analisi appare alquanto bizzarra.

E invece no, come ci spiega lo psicologo, visto che togliendo i vestiti gli impiegati avrebbero perso anche le loro inibizioni e iniziato a parlare in modo più aperto e onesto l’uno nei confronti dell’altro: “Invitarli a lavorare nudi è la tecnica più estrema che ho mai utilizzato. Sembra strana, ma funziona. E’ un gesto da fare in estrema analisi per aiutare a credere in sè stessi e negli altri”.

Quasi tutti hanno lavorato completamente nudi, tranne un uomo che ha coperto i gioielli di famiglia con un marsupio e una donna che non ha tolto la sua biancheria intima nera.

Tra i vari esercizi proposti dallo psicologo nella settimana precedente, per aiutarli ad accettare la sfida, c’era il classico gioco di fotocopiare una parte del proprio corpo. C’è chi ha scelto mani o piedi e chi, come la ventitreenne Sam Jackson (nella foto a destra), ha deciso di fotocopiare il seno. Secondo Sam, che non ha avuto alcun problema a mostrarsi senza veli, “Adesso che ci siamo visti tutti nudi tra di noi non ci sono più barriere”.

Anche l’amministratore delegato è molto soddisfatto: “Ciò non ha niente a che fare con il sesso e dimostra che se fai qualcosa di sconvolgente con i tuoi colleghi di lavoro, i legami si rafforzano”. E ha aggiunto “Essendo noi una società creativa, con questo gesto coraggioso vogliamo spingere i nostri clienti ad essere altrettanto coraggiosi”.

L’esperimento è infatti riuscito perfettamente, perché oltre ad accrescere l’autostima degli impiegati ha invertito la tendenza negativa, facendo aumentare i profitti dell’azienda. E la società ha assunto due nuovi designer!

E dopo i tabloid Telegraph e Sun, che non potevano lasciarsi scappare l’opportunità di raccontare l’iniziativa, anche la TV non è stata da meno. Il 9 luglio sul canale britannico Virgin 1 andrà infatti in onda un documentario dal titolo “Naked Office” che sarà possibile vedere anche su internet all’indirizzo. E sul blog di Onebestway, la società si pavoneggia alla grande della rassegna stampa che li sta rendendo celebri in tutto il mondo.

E’ comprensibile quindi che il mondo dei blog si questioni sulla veridicità della storia, come Gallito che si chiede: “Tutto vero o una brillante trovata pubblicitaria?” Nel primo caso tira in ballo una delle frasi celebri di Albert Einstein: “Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa”.

Scetticissimo anche Massimo Coppa: “Loro giurano che non si tratta di una trovata pubblicitaria: in effetti, però, ne ha tutta l’aria. Sarà forse perché è difficile credere veramente che, per migliorare la produttività di un’azienda e rinsaldare il cameratismo fra colleghi, si debba andare al lavoro tutti nudi”.

E c’è chi come Travelnews dubita che un’iniziativa del genere sia riapplicabile anche in Italia: “Il senso del pudore nei paesi nordici e anglo sassoni è ben diverso dalla cultura mediterranea, tutt’al più per chi avesse piacere nello stare nudi in compagnia, esistono i centri nudisti sparsi anche in Italia”.

Indipendentemente dalle condivisibilissime riflessioni sopra, concordo con chi in un periodo economico come questo trae dalla storia una morale molto pragmatica, concludendo che “per non rimanere in mutande, si può anche optare per la scelta di togliercele”!

Grazie alla grandissima inviata speciale Mary per avermi segnalato questa piccante news!

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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