Esame di stato per diventare avvocati. Secondo Studio Aperto è una passeggiata. Sarà vero?

Studio aperto sembra avere fatto un vero scoop: all’esame di Stato di Roma per l’abilitazione alla professione di avvocato si può fare un compito eccellente senza aver studiato!

Secondo il giornalista Mediaset, che si è infiltrato con una telecamera nell’hotel Ergife dove si sono svolte le tre prove, basterebbe mettersi d’accordo con qualcuno per copiare tutto di sana pianta, dare il puntello in bagno per discutere bellamente la traccia o… trovare qualcuno che vada al proprio posto!

Ma quindi l’esame di stato è una passeggiata! In realtà non è proprio così, secondo il commento di Salbepol che riprendo integralmente:
“Nessun discorso in merito a:
1) sette ore di esame;
2) le lunghe code, i pochi bagni, l’assenza di pasti o bevande calde etc;
3) il magna magna dei codici, soldi per l’albergo, sfruttamento dei praticanti etc;
4) nessun commento in merito alla disastrosa situazione dei laureati in legge, per i quali l’avvocatura è sempre stata un refugium peccatorum.
5) le lunghe attese per le correzioni;
6) hanno detto che il candidato è entrato senza esibire documenti. FALSO: c’è il nome della persona sul banco ed ovviamente il giornalista avrà dovuto firmare il registro di ingresso per avere la busta etc che aveva.
7) Nessun esplicito riferimento a riforme (CNF) ammazza studenti/praticanti.”

Insomma il servizio sembra non onorare i grossi sforzi di chi, dopo mesi passati a studiare, è rimasto in ballo tre giorni per sostenere un esame parecchio importante per il proprio futuro. E che dovrà aspettare un anno prima di sapere se è stato ammesso all’orale!

Ho provato a cercare qualche testimonianza ma non ne ho trovate di recenti. Voglio comunque riportare quella di Alessandro, uno dei 5340 che hanno sostenuto l’esame nel 2007, il quale non si sente di fare appunti alla commissione esaminatrice chiamata a garantire la massima correttezza dell’esame in condizioni non facili.

Critica invece un esame che rappresenta per gli aspiranti avvocati un grosso sforzo anche dal punto di vista economico, probabilmente per soddisfare gli interessi di qualcuno: “E’ l’unico esame per l’abilitazione professionale che richiede la consultazione di codici commentati con la giurisprudenza, i quali costano dai cento ai duecento euro l’uno. Ogni candidato ne compra almeno quattro (il codice civile, il codice penale, i due codici di rito): è facile far due conti. Ogni candidato, parimenti, acquista almeno due (la stima è per difetto) piccoli manualetti o piccoli testi di raccolta di possibili tracce: questi costano dai venti ai trenta euro l’uno: anche qui, è facile fare due più due. In più, ci sono gli interessi al canone di locazione delle sedi di concorso, nonchè dei vari alberghi, alberghetti e bettole varie che sono dislocati là attorno.”

Come sempre ognuno si faccia la propria idea…


(Dedicato a Amela, Ilaria, Caterina, Padella, Daniele, Francesco e tutti gli altri aspiranti avvocati che settimana scorsa hanno provato sulla loro pelle la lunga trafila dell’Ergife!)

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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