Mameli e l’inno delle polemiche. Fratelli d’Italia uniamoci

Il povero Goffredo Mameli non deve dormire sonni tranquilli, visto che il suo “Fratelli d’Italia” continua ad essere oggetto periodicamente di polemiche, specialmente da parte di quei gruppi politici che rivendicano federalismo o indipendenza dallo Stato Italiano.

Il Ministro Roberto Maroni non era a Roma all’ultima celebrazione del 2 giugno ma ha preferito festeggiare a Varese, dove non è stato suonato l’inno nazionale. Ieri all’inaugurazione di una scuola elementare di Vedelago un altro leghista, Luca Zaia, pare non sia limitato a non fare eseguire l’inno ma l’abbia fatto sostituire con “Va’ pensiero”.

D’altronde un paio di anni fa’ il senatur Umberto Bossi l’aveva urlato forte e chiaro, spiegando perchè al congresso nazionale della Liga Veneta avesse alzato il dito medio nel passaggio in cui dice “e schiava di Roma Iddio la creò”: «Anche l’inno dice “l’Italia è schiava di Roma”. Toh, dico io. Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Se non è fascista questa cosa qua… Ci sono 15 milioni di uomini disposti a battersi per la libertà. O otterremo le riforme oppure sarà battaglia e ce la conquisteremo».

Forse favorevole al federalismo anche lo juventino Claudio Marchisio che qualcuno accusa di aver storpiato, prima dell’amichevole dell’Italia contro la Svizzera, la stessa frase segnalata dal Bossi ispirandosi proprio allo slogan leghista “Roma ladrona”. In un video ripreso da tifosi romanisti si intuisce dal labiale: “che schiava di Roma ladrona, iddio la creò”. Lui nega tutto, Marcello Lippi e la Juventus lo difendono, ma di certo sembra strana la reazione dei suoi compagni più vicini, Fabio Cannavaro e Vincenzo Iaquinta, che si sono girati di scatto verso di lui. E infatti loro non si sono espressi sull’argomento.

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E pure in Alto Adige settimana scorsa l’inno ha sollevato lamentele. Eva Koltz, consigliera provinciale del movimento Süd-Tiroler Freiheit e convintissima dell’imprescindibilità della liberazione del Sud Titolo, ha così tuonato: “La celebrazione del 196° anniversario dei carabinieri con l’esecuzione dell’inno di Mameli in piazza Walther a Bolzano è un atto di violenza nei confronti della storia ed espressione di una mentalità di occupazione“.

Ma grazie a Dio sono molti milioni gli Italiani che sentono proprio l’inno nazionale. Lo sanno la Siae, che ha provato senza successo a

chiedere il pagamento dei diritti d’autore ad ogni esecuzione dell’inno, e Calzedonia, che ha tentato di trasformarlo in “sorelle d’Italia” per unire le donne italiane nella passione per le sue calze beccandosi parecchie accuse di vilipendio.

E voi cosa ne pensate? Lo canterete come me insieme agli amici prima delle partite della nostra rappresentativa ai Mondiali? Fratelli d’Italia, uniamoci!

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Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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