Parolacce, istruzioni per l’uso. Cosa non dire per non commettere reato

La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su questioni di altissimo livello.. LE PAROLACCE!

Da un sondaggio Demoskopea risulta che la gente si insulti spesso: solo in tv viene pronunciata una parolaccia ogni 21 minuti. La Suprema Corte ha quindi stabilito i casi in cui l’insulto costituisce o meno reato.

Tutto nasce da una causa relativa a un uomo che, durante un alterco, aveva ricevuto un sonoro “vaffa…”. L’autore, condannato, aveva fatto ricorso in Cassazione ritenendo che la parolaccia, “ormai di uso comune”, “ha perso la sua efficacia offensiva”. La condanna è stata però confermata. Quindi il “vaffa…” è sempre un ingiuria? No, troppo semplice. Occorre operare delle differenze.

Le parolacce, secondo i giudici, sono più o meno offensive in base al contesto in cui ci si trova. “Se vengono pronunciate nei confronti di un insegnante che fa una osservazione o di un vigile che dà una multa, assumono carattere di spregio”. Non è invece così se si tratta di persone in posizione di parità o “in situazioni che non richiedono manifestazione di specifico rispetto”. Forse è per questo che i giudici non perdonano mai (giustamente) l’odioso “lei non sa chi sono io”.

Per quanto riguarda la politica, dove ormai gli insulti sono all’ordine del giorno, è difficile “eliminare i toni accesi e le espressioni pesanti”, soprattutto in un “contesto di polemica”.

Il gesto dell'ombrello di Albertone

Alberto Sordi nel film "I Vitelloni"

IN UFFICIO
E in ufficio, che è il posto dove la famosa canzone di Sordi “Te c’hanno mai mandato a quel paese” ci sta come il cacio sui maccheroni? Niente paura, parolacce ammesse. Secondo i giudici, anche se ineleganti e rozze, in certi casi possono “sollecitare” il dibattito sul lavoro. Anche qui, tutto parte da una litigata: “basta, ho deciso, io con l’avvocato ci parlo, ci discuto non sono come la collega che dice sempre ‘sì avvocato… certo avvocato… il capo è un ‘pazzo’, vuole restare circondato da ‘leccac… ‘, bene ci resti pure”. Immediata la querela del titolare dello studio che, però, è stato letteralmente “mazziato” anche dalla Cassazione che non ha riconosciuto reato ed ha anche affermato che chi “non accetta le critiche, avrà scarsi strumenti per dotarsi di una efficiente organizzazione”. Invece “la critica e la discussione approfondita consentirebbero di affrontare e risolvere meglio i vari problemi”. Per la serie “tiè, beccate questa!”

NEL TRAFFICO
Anche qui tutto è (più o meno) concesso, soprattutto se si è provocati: insulto semi-libero, dunque, perché “qualsiasi violazione del Codice della strada non può consentire qualsiasi reazione verbale”.

LIMITI DI ETA’
Se siete giovani, poi, sarete particolarmente scusati perché tra gli under 40 “le frasi volgari sono usate come intercalare, o come rafforzativo di un pensiero”.

Evitate invece il dito medio, perchè è sempre considerato decisamente offensivo.

MANUALE DEL BUON INSULTO
Non soddisfatti, i giudici (forse anche per togliersi questa esaltante materia dai piedi) hanno stilato  una sorta di bon-ton dell’insulto. La parolaccia è maggiormente offensiva se fatta per telefono, citofono (“salve, c’è Gigi? no?…ma vafff…”) o sms. Mentre l’invio di un messaggio di posta elettronica o una lettera sono ritenute meno lesive, non essendoci “immediata interazione” tra i soggetti.

Perciò, riassumendo, se proprio dovete mandarci qualcuno, fatelo a parole e non a gesti e, mi raccomando, fatevi prima comunicare il suo indirizzo e-mail!

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