L’ammutinamento dei papà 1.0

Come molti di voi sapranno in questi giorni ferve a livello planetario la Social Media Week, che per l’Italia si svolge a Roma. Per blogger, giornalisti, addetti ai lavori del mondo della comunicazione e amanti del web 2.0 è un occasione molto ghiotta per disquisire di temi più o meno aulici.

Gironzolando tra i vari eventi, per uno in particolare sono contento di poter dire “io c’ero!”, intitolato: “Antropologia dei social media: analisi sulle mamme 2.0 in Italia“. Durante l’incontro è stata presentata una sintesi delle chiacchierate tra mamme sui forum generalisti e specializzati, con l’intento di marketing di provare a capire come un marchio possa instaurare con loro una conversazione efficace.

Ho assistito in diretta a quello che Chiara Cecilia Santamaria aka Ma Che Davvero ha definito su Vanity Fair come “l’ammutinamento delle mamme 2.0“. Altrimenti detto “se alle mamme blogger girano i 5 minuti sono cavoli amari!”

Si, perchè come potete leggere su Vanity, in sala c’erano Flavia di VereMamme, Arianna del Mercatino dei Piccoli, Maria di Working Mothers Italy e Luana di LaStaccata, alcune tra le mamme blogger più attive in rete, che non si sono sentite rappresentate dalla fotografia presentata da sociologi e esperti di comunicazione.

Siccome mi sembra che le mamme abbiano tirato fuori le unghie anche troppo, non mi dilungo oltre. Voglio invece difendere il genere maschile che dalle conversazioni delle mamme in rete ne esce davvero male.

Premesso che non sono ancora nè marito nè papà, voglio reagire a questa agghiacciante classificazione dei mariti/papà che è emerso dalle conversazioni delle mamme online:

In generale le figure maritali che compaiono nei racconti delle Mamme 2.0 sono di tre tipi:
1) Mariti sottomessi: soggetti che svolgono solo quei piccoli compiti che le compagne ordinano loro di fare;
2) Mariti disattenti: soggetti fatalmente ed irriducibilmente sordi ai bisogni materiali ed emotivi delle loro compagne;
3) Mariti riottosi: soggetti il cui comportamento o semplice presenza diviene fonte di conflitti

Cioè basta? Non esistono altre categorie? Possibile che non ci sia un solo papà in Italia che si salvi e che renda il maschio italico degno di una quarta categoria?

Ora, lungi da me schierarmi contro le mamme che, da quanto ho visto all’incontro di ieri, non conviene assolutamente far incacchiare (pena la gogna!). Ma da un’analisi condotta assolutamente offline e su un campione debitamente selezionato (amici miei!) emerge chiaramente che l’uomo italiano è un ottimo compagno, un marito responsabile e un diligente padre di famiglia (vedi foto qui sopra!).

Basta, che parta l'”ammutinamento dei papà 1.0“!

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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