#facciamolagenda e rendiamola velocemente operativa

Sono molto orgogliosa che la Camera dei Deputati sia la prima istituzione parlamentare dell’Unione Europea a ospitare un BarCamp”, ha aperto così la Presidente Laura Boldrini l’iniziativa promossa da Anna Masera, capo ufficio stampa della Camera dei Deputati, volta a promuovere la cultura digitale all’interno delle Istituzioni.

Nei giorni precedenti all’evento, sulla piattaforma Civici sono state raccolte le proposte dei cittadini sugli indicatori dell’agenda digitale europea. Buona la risposta, con quasi 150 partecipanti all’evento e 38 idee per rinnovare il Paese. Un ottimo esordio per il primo di una serie di eventi che nelle intenzioni della Boldrini avranno cadenza trimestrale, e a cui chiunque potrà partecipare scrivendo a barcamp@camera.it.

Ho avuto il piacere di partecipare con amici e stimati colleghi come Giovanni Scrofani (potete leggere qui il suo parere), Davide Bennato, Emanuela Zaccone, Alessio Jacona, Alessandro Nasini, Peppe Sirchia e Alessio Biancalana, giovane programmatore chiamato ad organizzare proprio alla Camera un hackathon sugli Open Data dal 16 al 18 maggio.

A fine giornata sono stato invitato da Lisa Tropea della trasmissione Caterpillar di Radio2 Rai a raccontare la la mia esperienza e opinione, accolto dal sarcastico (ma simpatico, dai) scetticismo dei conduttori Massimo Cirri e Sara Zambotti. Non so mica se li ho convinti, di certo concordo che il format è perfettibile e più in basso vi dico bene cosa proporrei.

Andiamo per gradi. E’ innegabile che la nota più positiva sia il segno di apertura da parte del Parlamento, unito alla volontà di rendere questi incontri un impegno fisso trimestrale. Come detto più su la risposta c’è stata, e anche buona, nonostante la rapidità con cui è stato organizzato l’evento.

Penso però che la forma del barcamp non sia la più efficace per rispondere alle strette tempistiche con cui l’Italia è chiamata a migliorare la propria posizione nell’ambito dell’agenda digitale europea, a causa dell’eccessivo ritardo tecnologico e culturale accumulati. E’ vero, “il format del BarCamp, che prevede proposte dai partecipanti con interventi brevi, suddivisione in gruppi di lavoro (in questo caso scegliendo un indicatore per gruppo) con tavoli di discussione separati, e infine le conclusioni in plenaria – è collaudato per ottenere risultati concreti“, ma a mio parere è necessario essere ancora più concreti… e veloci.

10 minuti sono sufficienti, forse pure troppi, per raccontare la sintesi delle idee ma 5 minuti di domande e discussione troppo pochi per valorizzarle. Sono emersi spunti interessanti e pragmatici come quello di Nasini, ma a mio parere in ambiti molto diversi l’uno dall’altro. Ottimo che vengano condivise con i parlamentari dell’intergruppo per l’innovazione tecnologica ma per aumentare le possibilità che divengano operative si può fare di più.

Per i prossimi appuntamenti suggerisco di focalizzarsi su pochi temi più precisi (Digital Divide ok, ma trovo che PA e Competenze Digitali siano eccessivamente ampi) relativi ad un numero ristretto di obiettivi che la Camera ritiene prioritari.

In base a questi scegliere preventivamente le proposte ricevute su camera.civi.ci che verranno presentate live e ulteriormente scremate alla presenza di vari deputati. Fondamentale a quel punto prendersi più tempo per discutere e far crescere le idee migliori fino a farle diventare a fine giornata progetti più strutturati da affinare e proporre per una veloce applicazione.

Insomma meno idee, buone, fattibili che possano essere concretizzate realmente, grazie al reale e immediato impegno delle Istituzioni. Se non si fa questo tali eventi rischiano di limitarsi a una vetrina per chi presenta e rimanere solo un “gesto” di apertura da parte delle Istituzioni.

Rinnovo i complimenti in primis alla promotrice Anna Masera, a Laura Boldrini, Stefano Quintarelli e tutti i deputati che credono davvero nella partecipazione diretta dei cittadini. La risposta c’è stata, ora tocca a voi: #facciamolagenda, ma rendiamola velocemente operativa.

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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