Lucia, vuoi rendere Huffington Post una rivoluzione? Apriti davvero al mondo social!

Sui social non bisogna esserci per forza. Modo di vedere sacrosanto, che lascia giustamente decidere ai singoli se affrontare il rischio-opportunità di una presenza in rete.

Ci sono però alcuni casi dove di certo è consigliabile. Come in azienda o agenzia di comunicazione chi lavora sul digital dovrebbe “sporcarsi le mani” prima di ergersi a “guru”, così sarebbe opportuno che chi fa informazione non parli dei social per sentito dire, o perché una volta aveva letto l’articolo di uno figo.

L’hanno capito moltissimi giornalisti e, sempre troppo pochi, direttori di testata. Tra gli altri Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera), Ezio Mauro (La Repubblica), Mario Calabresi (La Stampa) e Antonio Padellaro (Il Fatto Quotidiano). Le testate che guidano hanno ANCHE il loro profilo Twitter, ma hanno deciso di scindere la lora figura professionale dall’attività editoriale del sito/giornale. E’ vero, quasi non interagiscono, tanto che mi assale il dubbio che qualcuno li gestisca al posto loro. Calabresi é l’unico a mio parere che usa bene Twitter: esprime le sue opinioni su temi di stretta attualità, retwitta (principalmente i suoi giornalisti) e, soprattutto, risponde ai follower.

Lucia Annunziata, direttore dell’edizione italiana di Huffington Post é invece una di quei direttori che non ha alcuna intenzione di iniziare a cinguettare. Non sono d’accordo, e vi spiego il perché a partire da alcune sue dichiarazioni.

“Ognuno ha i propri gusti, chi ha detto che si debba per forza scrivere su Twitter? Però lo leggo quotidianamente”

Per carità, concordo con chi dice che lei é lì perché con la sua esperienza é il manager perfetto per il lancio di un nuovo prodotto editoriale, ed é in grado di avere le notizie prima degli altri. Due punti fondamentali per una testata che ha bisogno di accreditarsi in Italia, ma continuo a pensare che per un progetto come HP ci vorrebbe un direttore “meno analogico”.

Lei parla di “gusti”, io ne faccio un punto di “passione per la rete”, e quindi di idoneità alla posizione ricoperta. Sei a capo di un sito che non é solo un quotidiano ma una community, quindi sarebbe utile averla “vissuta”, averne sperimentato le esigenze e saperti approcciare con essa. Soprattutto in un progetto dove, parole di Arianna Huffington, “il lettore interagisce con la stessa dignità del ministro” e “ogni cittadino può diventare un corrispondente”.

Correggetemi se sbaglio ma, oltre ad essere una grande assente su Twitter, non ha mai tenuto un blog e non ha un profilo su Facebook. (Se per questo neanche su Linkedin… come ha fatto a trovare questo lavoro? ;)).

“Non snobbo Twitter (o la Rete). Questo è il mio stile, non amo l’iper-presenzialismo.”

Qui non si tratta, come in altri casi, di ricerca di visibilità. Penso che nessuno si aspetti da lei una presenza à la Melissa Satta, tutta “autoscatti” e tweet ad ogni ora del giorno e della notte!

“Sono su Twitter, con l’account @huffpostitalia”

Twitter non serve “solo” per dare notizie, ma per interagire, come ha effettivamente iniziato a fare l’account ufficiale dell’Huffington Post. Un conto metterci la faccia, un conto rispondere attraverso la redazione.

Soprattutto quando l’attacco é sulla tua professionalità, un profilo personale dà più forza alla tua dichiarazione. Si tratta di ascolto e dialogo e, come dissi a suo tempo per Paola Ferrari, di rispondere direttamente ad eventuali critiche della rete, spiegando le proprie motivazioni nel “luogo” in cui é nata la discussione. Certo, così “ricevi meno insulti”, ma non mi sembra certo un punto a sfavore!

Infine, come dimostra l’esempio di Riccardo Luna che da direttore di Wired aveva scelto il nickname @riccardowired, c’é un ulteriore motivo per avere un tuo account slegato dal sito che in questo momento rappresenti: oggi sei lì, domani chissà…

Conclusioni

Insomma, cara Lucia, ormai sei in ballo. Perché non svecchiare la tua immagine e completare la tua indiscussa professionalità con una personale esperienza della rete? “Sporcati le mani”. Solo così aiuterai Huffington Post Italia a fare il grande salto che tutti si aspettano. E a renderlo una vera, reale “rivoluzione”.

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Stefano Chiarazzo

Brand PR & Social Media Expert. Nel 2013 ha fondato e dirige il Social Radio Lab, laboratorio-community sull’innovazione radiofonica grazie alle nuove tecnologie web e mobile in collaborazione con numerose radio italiane. Ha avviato e cura l’Osservatorio Social Vip, che da novembre 2011 studia più di 600 personaggi italiani dello spettacolo e dello sport sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. Collabora con Wired e insegna Social Media Strategy alla Business School de Il Sole 24 Ore. Per 40k Editore ha scritto “Manuale per Vip su Twitter”, guida pratica e ironica per imparare il personal branding e il social media marketing dagli errori e successi dei Vip italiani.

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