Se il consenso politico si misurasse in follower Maurizio Gasparri sarebbe spacciato

Hai pochi follower, non sei nessuno. Questa l’inattaccabile equazione snocciolata dal senatore Maurizio Gasparri in risposta alle trollate ordite da Francesco Filippini e Daniele Termite, disturbatore abituale.

Prendersela con i “non famosi” é semplice, ma se la “regola Gasparri” valesse per misurare il consenso, e la rilevanza delle opinioni dei politici? Con la miseria dei suoi 7.000 follower contro Beppe Grillo (675.000), Nichi Vendola (226.000) e Matteo Renzi (161.000) sarebbe spacciato!

Reazioni come queste confermano come molti politici usino i social come un ulteriore sfogo narcisistico (quello che la Annunziata chiama Vipperia) gestito in modo improvvisato, e senza alcun interesse all’ascolto e ad un aperto e rispettoso dialogo con i cittadini. Non si lamentino allora dei troll e delle critiche. Se le meritano tutte, e anche di più.

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GASPARRI vs. FILIPPINI

GASPARRI vs. TERMITE

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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