4. La crescente diffusione online dei contenuti fotografici – anche attraverso social network come Facebook, Twitter e Pinterest – ha sconvolto le logiche del copyright. Come sta vivendo questo cambiamento epocale?

Molto bene, sono le persone che non conoscono le leggi ad averi i problemi maggiori. Sono portate a pensare che le foto recuperate su internet siano di dominio pubblico. In realtà per legge è obbligatorio rispettare sempre il copyright. Certo, liberissimi di mettere le foto sul blog, sito o profilo di un qualsiasi social network, ma lo fanno a loro rischio e pericolo. Non essendoci un accordo scritto tra autore e utilizzatore dell’immagine, se il titolare dei diritti se ne accorge può decidere di avviare una azione legale. Anche in Italia ci sono già, infatti, le prime sentenze che hanno punito casi di utilizzo di una foto coperta da copyright, anche se tagliata o modificata ma palesemente identica all’originale.


5. Qual’è ad oggi la più grande soddisfazione che ha avuto con una sua foto?

Lo faccio per lavoro, quindi la mia grande soddisfazione e vedere i miei clienti soddisfatti, poi è ovvio che ci sono foto a cui sono più legato. Alcune per motivi professionali, come le prime uscite in prima pagina su testate internazionali. Ai tempi c’era ancora l’analogico, quindi era meno frequente perché le foto viaggiavano con più difficoltà. Ad altre foto sono legato da un punto di vista affettivo. Io sono di Livorno. Nel 2006 ho fotografato Cristiano Lucarelli arrampicato sulla rete per festeggiare con i tifosi il gol che ha regalato al Livorno la qualificazione in Coppa Uefa in casa dell’Auxerre, proprio nell’anno del centenario della squadra francese. Un’emozione indimenticabile.


6. In effetti, vedendola all’opera, traspare in modo evidente come viva le emozioni degli atleti e riesca a riprodurle attraverso il tuo obiettivo, facendo vivere il momento anche a chi segue sui social network. Qual è il segreto che rende le sue foto così uniche?

Intanto ringrazio per i complimenti sempre graditi. Devo dire che da quando seguo la scherma per conto della Federazione Italiana, mi sono come ammalato di questo sport e stando a contatto con gli atleti di vertice da diversi anni, alcuni di loro li ho visti letteralmente crescere. Ho imparato a conoscerli nei loro momenti di gioia ed esultanza, nei loro gesti scaramantici prima di un assalto, e in tanti altri aspetti della gara che non posso svelare! Alle Olimpiadi, ad esempio, sapevo dove erano seduti la ragazza e la famiglia di Andrea Baldini sugli spalti. Negli ultimi secondi della gara mi sono girato verso di loro perché sapevo che, se avesse vinto, avrebbe mandato loro un bacio. E così è stato.


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