La Social TV in Italia? Più vicina di quanto pensiamo. Intervista a Francesco Soro, Presidente Corecom Lazio
L’evento si é svolto sabato 26 Maggio in contemporanea a Lecce, Roma, Torino, Bologna e Messina, e ha avuto come relatori Marco Stancati, docente di media planning all’Università Sapienza di Roma, e Francesco Soro, Presidente del CoReCom Lazio.
Colpito dall’incredibile discussione esplosa su Twitter intorno all’hashtag #TTT05, catturata in questo bel post da @futurap, ho chiesto ad entrambi di approfondire alcuni spunti, dubbi e commenti emersi dai tweet della serata.
Ringraziandoli entrambi per la grande disponibilità , vi propongo di seguito la prima intervista, a Soro, con cui abbiamo parlato in particolare dello stato dell’arte della Social TV in Italia.
(Un grazie particolare anche a @davide_arnesano, @bruniverso, @danielealario e @M4F4LD1D4 che hanno organizzato la serata romana)
Presidente del Corecom Lazio, l’authority regionale per le comunicazioni con funzioni di governo, garanzia, controllo e consulenza in materia di comunicazioni elettroniche, editoria e audiovisivo, Francesco Soro Ha fondato Next Tv, portale di informazione quotidiana su trend e modelli di business della tv nell’era della convergenza cross mediale.
1. Il portale Next TV nasce con l’obiettivo di analizzare un mercato in rapida evoluzione come l’audiovisivo, per generare idee che spingano l’innovazione. Nel suo intervento al #TTT05 ha parlato in particolare della Social TV. A che punto siamo in Italia rispetto agli altri paesi europei e agli Stati Uniti?
siete troppi per salutarvi e ringraziarvi singolarmente… a presto, su questa rete! #ttt05
— The Next TV (@TheNextTv) Mag 27, 2012
Credo sia opportuno fare una premessa: tutto il futuro del settore audiovisivo si fonda sulla crossmedialità , il fenomeno di integrazione delle piattaforme che permette di accedere ai contenuti internet – siano essi audiovisivi o non – ovunque noi siamo, in qualsiasi momento. Il fenomeno ha preso avvio da un’evoluzione tecnologica (diffusione di nuovi schermi, in primis), ma i tempi del suo sviluppo saranno dettati in primo luogo dalla diffusione dell’infrastruttura: il broadband.
@fsoro @gvernoni problema Italia che e’ accesso a internet indietro, rispetto a usa: divario digitale! #TTT05/to
— Anna Masera (@annamasera) Mag 26, 2012
La Commissione Europea, purtroppo, ci dice che da questo punto di vista siamo parecchio indietro rispetto agli altri Paesi europei. Sebbene l’83% delle connessioni internet in Italia siano a banda larga, infatti, solo il 59% delle case sono dotate di una connessione. Siamo quindi lontanissimi dall’obiettivo di copertura totale raccomandatoci dall’Europa.
Raggiungere questo traguardo ci permetterebbe di accelerare la sperimentazione delle nuove opportunità offerte dal mondo della crossmedialità e in questo senso va registrato che oggi l’attenzione è in larga parte concentrata sul fenomeno della Social TV. Far ciò significa creare opportunità di impresa, ma soprattutto riqualificare le competenze professionali di chi nel settore dell’audiovisivo lavora o vorrebbe lavorare per affrontare il nuovo mercato con le necessarie competenze. In questo gli Stati Uniti si stanno rivelando agili, veloci e capaci di interpretare il futuro.
2. Su tutti i media si cita Twitter, si studiano i tweet come termometro dell’opinione pubblica su temi di attualità , si pesca dagli account dei personaggi famosi come fonte ufficiale. Parliamoci chiaro, é solo un trend del momento o Twitter fungerà sempre di più per creare contenuti per i media mainstream?
Esempio di come Twitter crea nuovi contenuti in real time “@futurap: @fsoro sulla distrazione cita un tweet di un follower di #TTT05
â€
— Stefano Chiarazzo (@pubblicodelirio) Mag 26, 2012
Facciamo un passo indietro. Gli utenti dei social network in questo momento non possono dirsi rappresentativi dell’opinione pubblica perché non consentono un campionamento che rispecchi in maniera fedele la popolazione. Da un punto di vista legale e giuridico, peraltro, le indagini effettuate su Facebook e Twitter, sempre più spesso utilizzate nel corso di programmi televisivi, non possono in alcun modo chiamarsi “sondaggiâ€, bensì “manifestazioni di opinioneâ€. È bene che si sappia.
Detto ciò, c’è un dato molto rilevante che ci viene dagli Stati Uniti. Ogni anno, a maggio, i broadcaster d’oltreoceano incontrano inserzionisti pubblicitari e stampa per presentare le novità autunnali. L’evento dura due settimane e si chiama Upfronts. Ebbene, quest’anno agli Upfronts è stata annunciata la chiusura di una serie sorprendente di show. Sorprendente non per il numero (che è sempre alto), ma perché ha riguardato telefilm ritenuti di successo per il tradizionale metodo di valutazione degli ascolti televisivi ottenuti. La ragione che ha portato alla loro cancellazione è semplice: non sono appetibili per gli spettatori fra i 18 e i 49 anni, il target più giovane e interessante per i pubblicitari. Ecco quindi che i Social Network, capaci di intercettare proprio quel pubblico, diventano cruciali anche nell’ottica di ripensare i palinsesti tv.
#TTT05/RM Parla F. presidente Corecom: Twitter e la tV: importante xché riguarda il pubblico dai 19 ai 49 anni che è 1 fetta importante
— Alessandra Perri (@Al_Perri) Mag 26, 2012
Questo è senz’altro un trend in crescita, un criterio di rilevazione che sarà presto adottato anche dal mondo televisivo italiano e che determinerà nuovi metri di giudizio per scegliere cosa produrre, cosa mandare in onda, a che ora – valutazioni oggi fondate esclusivamente sull’Auditel. Poi, è ovvio che ci sia anche una componente di moda e di autoreferenzialità , ma è innegabile che il mezzo agevoli la condivisione e la diffusione delle conoscenze e, quindi, dei contenuti.















Social Tv si, no, forse. Mi limito a commentare l’attualità :
1 La maggior parte delle star italiane non hanno la minima idea di come rapportarsi con Twitter e Facebook (mi limito a questi due, perché gli altri manco sanno cosa sono) a differenza di quelle americane.
2 I programmi italiani non hanno la minima idea di cosa voglia dire interagire con il web. Prova a guardare una serie americana: tutte segnalano in diretta la pagina facebook o l’hashtag twitter o il nome twitter della serie, alcune anche quelle delle canzoni che vengono proposte come colonna sonora durante la puntata.
3 Le webstar italiane non sono qualitativamente all’altezza di quelle americane, ma potenzialmente sono più fantasiose (potenzialmente perché potrebbero osare, ma non osano, perché troppo legate a schemi/idee/immagini già viste e digerite dallo spettatore/internauta)
4 Le webstar italiane puntano ad andare in televisione o al cinema non rendendosi conto che è un territorio minato, dove quando va bene vieni spremuto per far sembrare il film/la trasmissione GGGiovane, avanti, innovativa.