Sono un blogger, quindi non merito di essere pagato
Vorrei invece soffermarmi sul riaccendersi in rete del dibattito sui #nofreejobs, a partire dalla sintesi delle interviste ed editoriali vari di Arianna Huffington e Lucia Annunziata.
Il sito potrà contare in partenza su quasi 200 blogger, per arrivare ad almeno 600, che saranno “la voce dell’Italia”. I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati. I blogger non sono giornalisti, non fanno inchieste, non cercano notizie, che tra l’altro costringerebbero la testata a una azione di verifica, controllo e responsabilità ; si narrano, scrivono delle cose e si confrontano.
Per come la vedo, la discussione ruota tutta intorno all’assunzione “I BLOGGER NON SONO GIORNALISTI”. Il blogger nasce con il “peccato originale” di scrivere per passione, avvalendosi di una piattaforma di blogging (per lo più non a pagamento) e offrendo for free ai lettori ciò che scrive. Perché dunque, chi ti offre gratuitamente uno spazio su una testata mille volte più popolare del tuo blog dovrebbe pagarti?
Nel nostro paese é ormai chiaro che per fare “vera” informazione devi essere giornalista. Perché così é sempre stato. E soprattutto, perché c’é un’”Ordine” da mantenere. L’ordine di chi ha interesse a conservare il proprio orticello, senza alcuna intenzione di abbracciare il cambiamento. Sì, perché a molti dà fastidio vedere che a volte la qualità dei blogger é uguale se non superiore alla propria, o dei propri colleghi.
Per legittimare il tutto si argomenta in modi curiosi come i “blogger fanno opinione, non informazione”. Correggetemi se sbaglio, ma qualcuno ha coniato il concetto di Citizen journalism, per il quale grazie al web e alle nuove tecnologie il cittadino può diventare un vero corrispondente dal territorio, anticipando a volte persino i mezzi di stampa. E questo non é produrre informazione?
Spesso il blogger é un professionista o esperto di un certo settore e, con la sua esperienza, genera nuova informazione. Può essere anche qualcosa di low profile, come una ricetta culinaria, come una recensione tecnologica. Nel mio caso, con Osservatorio Social Vip, scovo e analizzo tendenze. Se non fossero considerate “notizie”, per quanto leggere e di nicchia, non sarebbero riprese ogni mese dalle maggiori testate italiane.
E ammettendo pure di essere d’accordo che i blogger facciano “solo” opinione, volete dire che gli opinionisti sui giornali e in tv non vengono mai pagati? Ne dubito.
Credo fino a un certo punto all’interpretazione di Luca Alagna “Quando l’Annunziata cita l’obiettivo di ottenere 600 blogger, non parla di fare un sito web con contenuti gratis (come molti ritengono) ma di una comunità di 600 persone che hanno l’opportunità di esprimersi direttamente sul proprio sito informativo preferito” e Silvio Gulizia: “Fino a che i miei contenuti li sfruttano Google, Facebook, Twitter, Tumblr o Instagram per farci i soldi, ok, ma se lo fa un altro social network non va bene. Tecnicamente parlando, l’HuffPo mi offre la stessa opportunità che mi offrono Twitter o Facebook: entrare in contatto con le persone“.
Mi trovo di più nella posizione guardinga di Giovanni Scrofani: “Penso che il modello economico del “contadino digitale che lavora gratis per i signori della cloud con la scusa della co-creazione/visibilità ” stia mostrando la corda. Sono curioso di vedere se Huffington sta proponendo il solito modello del “free job”, che disapprovo fermamente, o se davvero stiamo parlando di co-creazione in modo serio“.
Io non dico che siti come HP debbano pagare TUTTI i blogger. Tra i 600 reclutati ce ne saranno alcuni più seguiti, e che scrivono con maggior costanza e qualità (o, se vogliamo buttarla sul bieco denaro, che sanno generare più pagine viste e innescare viralità grazie ai contenuti che producono). Nella logica del talent scouting e della meritocrazia non sarebbe male se a qualcuno di loro fosse data una possibilità .

#nofreejobs Lo slogan della campagna lanciata da Cristina Simone
Mi é capitato negli ultimi mesi di ricevere proposte di collaborazione, da piccoli siti/emittenti televisive fino ad uno dei maggiori settimanali italiani: “ti diamo una rubrica e scrivi 2 articoli a settimana” o “ci mandi e commenti settimanalmente la classifica aggiornata dei vip più seguiti”. Peccato però che il pagamento sia in termini di visibilità e di promesse del tipo “Intanto iniziamo, poi se entrano nuovi sponsor…”.
L’”impegno richiesto” é spesso cruciale per prendere una decisione. Ti tocca fare delle scelte. La differenza é che se il blogging é un hobby puoi rinunciare. Se invece hai bisogno della visibilità , perché ti offre la prospettiva (potenziale, e spesso illusoria) di poter generare opportunità di lavoro e, quindi, di guadagno, sei più propenso ad accettare. Per uno che rinuncia ecco altri mille, magari meno preparati, che si accontentano.
Nessuno dovrebbe permettersi di fare beneficienza. Né la testata, che é chiamata a tenere bilanci in attivo, né i blogger, che devono pretendere che la loro professionalità , qualità , impegno e valore vengano riconosciuti.
Pur non condividendo posizioni estremiste à la Carlo Gubitosa penso aiutino a prendere coscienza del fatto che se non si fanno valere i propri diritti si rischia di iniziare a scrivere gratis, e continuare a scrivere gratis, o al massimo per una manciata di euro a post nella speranza di un futuro successo che non arriverà mai. Meglio allora dire da subito “no grazie” a un sistema che ti dice “Sei un blogger, quindi meriti di non essere pagato“.















Chiunque presti un servizio deve essere pagato. Il discorso “non possono pagare” non tiene. L’editoria è in crisi… e allora? Perchè i blogger dovrebbero farsene carico? L’Annunziata non riceve un lauto stipendio forse? Quello che i blogger (e l’Huffington) dovrebbero ricordare è che per quanto sia prestigioso scrivere sull’Huffington Post in rete ci sono centinaia di modi per acquisire visibilità e accettare certe condizioni avvalla la pretesa di avere manodopera a costo zero. Se non dite di no non vi lamentate.
Alice concordo su tutta la linea. Sia chiaro, non voglio giustificare gli editori, ho provato a spiegare entrambe le posizioni: dell’”azienda” editore e del “lavoratore” blogger. Sono d’accordo con te, se non iniziamo TUTTI a dire di no le cose non cambieranno mai. Ti prego comunque di considerare che ogni storia é diversa. Io POSSO dire di no perché non campo grazie al blog. Altri SCELGONO di accettare il sistema perché vedono la collaborazione gratuita, e la conseguente visibilità , come un trampolino di lancio. Peccato però che il tuffo sia in una piscina che ha sempre meno acqua…
Penso che la questione sia piuttosto delicata. Bisogna distinguere tra contributi una tantum e contributi continuativi nel tempo. Se si tratta di brevi ospitate allora può valere l’investimento di farlo anche gratuitamente in cambio di visibilità e diciamo così curriculum delle pubblicazioni. Quando invece il rapporto è continuativo allora l’investimento deve essere duplice, economico da chi vuole che la risorsa scriva e da parte del blogger in termini di qualità .
La giustificazione assenza fondi e/o il blogger da un opinione non regge, le variabili che dovrebbero determinare un compenso sono qualità e tempo dedicato.
Credo che in parte i blogger si scontrano con un mondo che è abituato a pensare: “intanto scrivi e poi si vedrà ” lo sanno bene quanti hanno collaborato e collaborano con le testate per fare la carriera da giornalisti e che spesso per molto tempo sono in prima linea e non sempre sono retribuiti.
Il dibattito andrebbe allargato non solo a chi non paga ma anche a quelli che pagano cifre irrisorie che fatti i conti a fine mese non rappresentano a volte neanche un rimborso spese.
Concordo alla stragrande! Post occasionali o “guest post” sono pratiche win-win che permettono a chi ospita di avere un contenuto “a gratis”, e a chi viene ospitato di farsi conoscere dai lettori. Il problema é quando scrivere a gratis diventa la regola. Scrivere gratis o per pochi euri, come diciamo a Milano, l’é i stess!
Anzi, forse é peggio perché sa di presa in giro. E la conseguenza non può che essere spingere chi riceve “l’elemosina” a ridurre la qualità dei post e a puntare sulla quantità . Se un copia e incolla da un comunicato stampa e un’attenta recensione vengono remunerati allo stesso modo, perché sbattersi???