Comunicazione politica 2.0. Internet come strumento di democrazia partecipativa

Immagine: MenteLocale.it

Il 28 novembre scorso ho partecipato all’evento “La Comunicazione Politica: il consenso fra etica e tecnica” organizzato da Cristina Marchegiani del FERPI. La discussione ha evidenziato come la rete, in particolare i social network, abbiano influenzato fortemente l’evoluzione del ruolo e delle competenze del comunicatore politico.

Per approfondire il tema, molto discusso sul web in queste calde giornate di campagna elettorale, ho chiesto a tre professionisti della comunicazione politica – che ringrazio per la disponibilità in un periodo così impegnativo – di raccontare i loro approcci e esperienze:
Dino Amenduni: responsabile nuovi media e consulente di comunicazione politica dell’agenzia Proforma, cura la comunicazione politica di Nichi Vendola;
Roberto Rao: deputato UDC, portavoce da sempre di Pier Ferdinando Casini;
Luigi Crespi: vent’anni da sondaggista politico, oggi consulente per l’agenzia Spin-Network, segue tra gli altri il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Da oggi, per tre martedì, toccheremo diversi aspetti della comunicazione politica 2.0:
– Internet come strumento di democrazia partecipativa;
– Social network e politica;
– I candidati sui social network.

PRIMA PARTE: INTERNET COME STRUMENTO DI DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

I potenziali elettori sono sempre più online. Internet e social media costituiscono una nuova agorà per il dibattito pubblico. Se da un lato accorciano le distanze con l’elettorato permettendo un dialogo costante e una maggiore partecipazione, dall’altro fanno velocemente circolare fatti di cronaca, soprattutto quelli negativi come corruzione e sprechi di danaro, alimentando insofferenza e sfiducia nei confronti della classe politica.

Internet sta togliendo sempre più lo scettro alla stampa come “guardiano” e garante della democrazia. Plurità di fonti di informazione, fact checking, libertà di espressione e di critica, disintermediazione. Avere una buona web reputation è ormai imprescindibile. Tre regole per costruirla al meglio?

Amenduni: C’è una prima regola che le comprende tutte: la reputazione e la web reputation si basano sugli stessi elementi relazionali. Le regole sono uguali online e offline: dire la verità (e dimostrare che si sta dicendo la verità), ascoltare (e dimostrare che lo si sta facendo con comportamenti consequenziali), essere coerenti nel tempo e a livello etico rispetto a ciò che si sostiene.

Rao: La regola principale è una sola: ricordarsi che la Rete e i social network non sono un bel paravento o una bella vetrina dietro cui nascondersi. Un tempo bastava “dichiarare” quello che si riteneva conveniente politicamente: se vero o falso, era secondario. Non c’era possibilità di replica né di controllo per chi ascoltava. Ora non più: chi twitta è consapevole di essere sottoposto al contraddittorio immediato (o al fact checking) dei propri follower o di chiunque abbia accesso alla rete.

Crespi: Non credo nei manuali applicativi. Se la presenza su internet è fatta da persone è necessario che rappresenti la personalità e l’idea che si vuole dare di sè. Le regole sono quelle tecniche uguali per tutti, il resto va “cucito” addosso.

Ascoltare la rete e analizzare i dati è un modo potente di fotografare i bisogni e il consenso degli elettori nei confronti dei diversi schieramenti. Come utilizzate (se state utilizzando) questa enorme mole di feedback spontanei dal basso?

Amenduni: Ci sono numerosi strumenti di analisi quantitativa che si utilizzano, in particolare quando c’è il budget per poterli acquistare. E in Italia questo è vero quasi solamente in campagna elettorale. Esistono, inoltre, numerosi siti che si stanno dedicando all’analisi delle conversazioni online, soprattutto dal punto di vista quantitativo. Manca ancora un’elaborazione compiuta dei dati qualitativi, forse ancora più preziosi per costruire le migliori strategie di comunicazione politica.

Rao: La Politica deve tornare ad essere ascolto, e a fondarsi su un sistema di input e feedback: il politico che resta sordo ai suggerimenti migliori dei suoi elettori è meglio che cambi mestiere. I social network hanno il merito di rendere questo processo più agevole e immediato, a volte anche brusco. Twitter, per dire, permette di testare – nel giro di qualche minuto – il gradimento e l’efficacia delle mie proposte e idee e, in caso, correggerle o implementarle con i migliori spunti che ricevo.

Crespi: Con le molle, con i giusti pesi e con adeguati strumenti. E sempre con l’obiettivo di ridurre la complessità. Il rischio è subire un indistinto rumore di fondo.

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Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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