Internet e social media. Come cambia la professione di fotografo sportivo?

Internet e le nuove tecnologie stanno cambiando profondamente il modo di fare informazione e comunicazione. Molte sono le professioni in continua evoluzione, tra queste il fotografo sportivo. Ho avuto il piacere di raccogliere l’esperienza di Augusto Bizzi, fotografo ufficiale della Federazione Italiana Scherma, che ringrazio tantissimo per l’appassionante e divertente chiacchierata.

1. Prima di iniziare, si racconti brevemente per i lettori di Pubblico Delirio

Nome Augusto, Cognome Bizzi. Alto 1,71 cm, peso non dichiarabile. Occhi verdi, capelli neri quando erano presenti. Da sempre innamorato dello sport e, non avendolo mai potuto praticare, non mi restava che viverlo come fotografo. Prima di iniziare la collaborazione con Federscherma ho avuto il piacere di lavorare per Pegaso Newsport, tra le agenzie più importanti in ambito sportivo. Allo scadere delle 48 ore senza fotografare vado in crisi di astinenza.

2. I social network richiedono velocità, per raccontare in real time gli eventi. Come sta cambiando la professione del fotografo sportivo?

Diciamo che anche prima dell’avvento dei social network il lavoro del fotografo sportivo si è sempre basato su una rincorsa contro il tempo. Ad una certa ora le redazioni dei giornali chiudevano e quindi bisognava correre sempre e comunque. Il cambiamento è iniziato con il passaggio dall’analogico alla prima fase del digitale. Trasmettevamo in Gsm alle redazioni, poche foto perché la trasmissione dati era molto lenta e i computer che usavamo avevano prestazioni ben diverse da quelli attuali. Adesso si viaggia veramente in real time: con l’avvento del 3G e l’uso degli apparecchi da parte dell’utente medio quali smartphone o i tablet la velocità di trasmissione diventa priorità assoluta. Di conseguenza, oltre a sapere fotografare l’evento, è opportuno avere una buona conoscenza del mondo informatico. In particolare modo l’elaborazione dell’immagine e la trasmissione della stessa, che oggi dopo pochi minuti è visibile a tutto il mondo.

3. Smartphone e tablet trasformano ogni singolo tifoso in un fotografo in prima linea. Un’incredibile mole di materiale per giornali e siti web. Con il progressivo miglioramento delle tecnologie questo potrebbe rappresentare una minaccia per i fotografi professionisti?

Dipende dal committente. Di certo non possiamo paragonare una foto fatta da un professionista con attrezzatura adeguata con le foto fatte con il cellulare, sia in termini di definizione che di qualità dell’immagine. Ricordiamoci che la vita della foto non si ferma al mondo on line ma prosegue ancora sulla carta stampata dei quotidiani come delle riviste. Inoltre spesso da un immagine realizzata durante un evento nasce anche l’immagine pubblicitaria di un prodotto. Per il momento dunque si può stare tranquilli (almeno spero), in futuro vedremo.
Certo, per risparmiare alcune testate si accontentano di foto di bassa qualità, ad esempio prendendole dalle banche immagini scattate dai cellulari e inviate gratuitamente dai lettori in cambio di una semplice citazione. Un fotografo professionista non si farebbe mai pagare con una menzione. E’ come se andassi dal macellaio e gli dicessi: “guarda, non ti pago, ma ti cito sulla busta della carne!”.

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Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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