Anche Gabriele Muccino lascia Twitter per Facebook. Ecco perché

Dopo Enrico Mentana ecco un altro abbandono di Twitter in favore di Facebook. Questa volta tocca al regista Gabriele Muccino, in seguito al brutto botta e risposta tra lui e il fratello Silvio ripreso nell’ultima settimana da tutti i media.

In questo scambio di tweet con un altro regista, Giovanni Veronesi (leggi dal basso in alto), il rammarico di Muccino senior verso la decisione del fratellino di dare in pasto ad un’agenzia stampa le loro vicende familiari (n.d.r. dopo due anni di onorato servizio Silvio ha smesso di twittare 16 mesi fa’).

Dopo essere stato subissato di tweet che lo giudicavano pesantemente ha deciso di chiudere l’account spiegando così il suo gesto:

Ha poi fornito maggiori dettagli in questo lungo post su Facebook. Di seguito i tratti salienti.

PERCHE’ ENTRARE SU TWITTER

“Sono stato realmente su Twitter a patire dal gennaio di quest’anno fino ad oggi. Non mi ci ero mai avvicinato prima per ignoranza del mezzo e perché non ne sentivo la necessità. Ma non volevo non comprendere tale enorme fenomeno, volevo conoscere quello che chiamiamo il futuro e ci appassiona e stimola e attira ogni giorno.”

IMPARARE SUL CAMPO

“Ma dopo questi mesi in cui ho cercato di cond…ividere con foto, (come del resto faccio su FB) le mie passioni, riflessioni (certo, quanto possono essere significative in 140 caratteri, tali riflessioni?) estratti di film, frasi storiche, conoscenza del mio mondo, memoria storica del nostro passato andata perduta per la diseducazione che il nostro paese ha incontrato negli ultimi 25 anni, mettendomi per inesperienza e semplicemente anche per mancanza di quella forma comunicativa tanto sincopata, anche a nudo, a volte maldestramente, in piazza con le mie riflessioni, ho realizzato che Twitter assomiglia sì ad una piazza, ma medievale dove si celebravano le esecuzioni e torture col plauso della piazza urlante ed eccitata piuttosto che ad una agorà ateniese.”

BENCHMARKING CON UNO DEI MIGLIORI TWITTATORI ITALIANI, L’AMICO JOVANOTTI

“Eà jn mezzo che bisogna saper usare. Specie quando sei sotto la lente di ingrandimento. Il mio amico Lorenzo Cherubini è un maestro non solo nell’uso dei social, ma ovviamente in modo titanicamente molto più imparagonabile ed esponenziale nell’uso della poesia, della musica, delle emozioni profonde e ancestrali che la musica ci provoca, dell’uso del palcoscenico, della sua fisicità, della sua enorme comunicabilità, che a differenza della mia, passa assolutamente attraverso la sua persona e personalità, non solo perché si racconta in prima persona da 25 anni e non a caso oggi parla a 60 e più milioni di persone in uno stadio emozionandole ad ogni sua parola.
Io però comunico in modo sideralmente opposto anche se spinto delle stesse urgenze e motivazioni (e oso dire) anche comunioni di vedute. Lui vive sotto i riflettori, io nel silenzio della realizzazione di un film. Io parlo solo con la mia troupe e poi sarà il film che parlerà per me.”

PERCHE’ LASCIARE TWITTER

“Alle prese con Twitter, sono caduto anche a causa della mia impulsività vittima di gogne che mi hanno fatto interrogare sul perché mi sia voluto mettere di proposito su questo tavolo operatorio. Proprio io…quale bisogno ce n’era per uno che ama vivere nell’ombra come me? Il popolo di Twitter, quando è sofisticato, non ha il tempo di esprimersi in 140 caratteri e quando è becero e volgare riflette l’Italia che i nostri politici hanno costruito e portato attraverso una televisione controllata e in grandissima parte assai lacunosa per quanto riguarda l’informazione nelle case degli italiani. […] il cinismo, il disincanto, la pigrizia, il lassismo, l’ignavia che vi si incontra è a mio personalissimo parere, l’esatto specchio della situazione attuale dell’Italia. Questa attitudine va estirpata. Bisogna pensare al futuro, a fare, a costruire, a migliorare, ad amare quello che si fa. Questo branco pronto per disperazione a gettarsi su chi inciampa è ciò che ci rende piccoli in questo momento storico. Noi siamo un popolo grande! uno dei più grandi mai esistiti nella storia dell’uomo. Non dimenticatelo mai.”

FACEBOOK MEGLIO DI TWITTER

“Tra alcuni miei TW followers (non parlo nè di vip ma dell’esatto contrario) che mi dispiace aver dovuto lasciare – ma potranno raggiungermi, se vorranno -sulla mia pagina facebook – e in cui ho trovato semplicità, affinità ben lontane da quella piazza medievale che ho prima citato. La maggioranza di coloro che ti “seguono” su twitter non hanno a cuore il tuo percorso umano. Non sanno spesso nemmeno chi sei a parte il nome che ti porti. Ti seguono per spiarti, per vederti inciampare e deriderti. Forse twitter è allora lo specchio di un’Italia che continua a fare sarcasmo e finta di niente mentre la nave affonda.”

CONCLUSIONI

Anche in questo caso emerge chiaramente la peculiarità di Twitter, uno strumento che per le sue policy meno stringenti di Facebook e la sua natura di “sistema aperto” favorisce:

– libera espressione, anche grazie alla possibilità di rimanere anonimi. Spesso però molti ne approfittano per sfogare le proprie frustrazioni sconfinando nel giudizio spietato verso tutti, nella mancanza di rispetto e nel facile insulto, soprattutto verso bersagli più esposti come i famosi, sperando di portarsi a casa un tweet di risposta come trofeo;

– la visibilità degli argomenti più discussi che, espandendosi a macchia d’olio, possono continuare anche per ore, diventando insopportabili per chi ha la sfortuna di essere l’oggetto della conversazione. Non penso sia questo il caso, ma tali meccanismi sono a volte innescati da gruppi organizzati che vogliono avviare un’ampia discussione, mossi da motivazioni più o meno nobili.

Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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