I social media permettono di accorciare le distanze con i propri sostenitori e instaurare relazioni continuative 1 a 1, creando un senso di appartenenza tale da trasformarli in veri e propri “attivisti” del partito. Come lavorate per acquisire fan e incentivarne la partecipazione?Amenduni: Parlare di ‘acquisire fan’ non ha molto senso se le persone che cliccano su ‘mi piace’ in una pagina non la seguono, non si informano, non commentano, non condividono. E si torna al punto di partenza: serve un cambiamento di cultura politica orientata all’apertura, all’ascolto, al pragmatismo, alla coerenza: i frutti si raccoglieranno ovunque, social media inclusi.

Rao: Se si comunica bene e poi si fa quello che si comunica, i fan arrivano e forse anche i voti. E Twitter ne dà la conferma. Ho l’abitudine di promuovere gli eventi a cui partecipo o le sedute della Camera attraverso dei tweet in cui riporto le frasi chiave dei miei interventi: sono proprio queste le fonti che più stimolano il dibattito e che mi permettono di raggiungere più gente possibile in un minor tempo, ricevere critiche e consensi che mi aiutano a migliorare.

Crespi: Non aspiriamo a creare fan ma elettori ed eletti – la relazione più diffusa influisce sul “prodotto” beneficamente – è più difficile sopravvivere alle proprie inadeguatezze e si muore di stronzate.

Nonostante il grande lavoro di attivazione e il conseguente passaparola e “sentiment” positivo su Facebook e Twitter, anche da parte di molti vip, Matteo Renzi ha perso le primarie del PD con un magro 38,8%. L’esito della campagna ha fatto sorgere molti dubbi sull’efficacia dei social media. Sono già in grado di spostare i voti o, come dicono in molti, solo a cristallizzare posizioni già diffuse tra gli elettori?

Amenduni: Parlare di “spostare voti” è a mio avviso improprio. I social media permettono ai militanti, agli attivisti, ai semplici cittadini di informarsi e informare attraverso quelle piattaforme. Sono una sorta di cassetta degli attrezzi, più che un meccanismo diretto di persuasione. Quanto più un candidato offre gli strumenti con cui i propri sostenitori possono costruire una propria campagna ‘su misura’, tanto più i sostenitori saranno persuasivi e convinceranno qualcuno a votare per il candidato sostenuto. I social media non spostano voti ma mettono i cittadini nelle condizioni di poter spostare voti per te.

Rao: Andrei cauto sul definire “magro” il risultato di Renzi, però questo dimostra che non esiste un potere assoluto di creazione del consenso in Rete. Quello si fonda, ancora oggi, sull’efficacia della propria proposta politica e sulla coerenza tra quello che si dice e quello che poi si realizza. Sul web si assiste il più delle volte esattamente alla cristallizzazione e ripetizione di posizioni già interiorizzate e assimilate. Chi va oltre apre il confronto e si mette in discussione.

Crespi: Poco, soprattutto per uno come Renzi che li ha usati in modo unidirezionale come se fosse un media tradizionale. Esattamente come sta facendo Berlusconi o Bersani, ma loro non hanno 38 anni.

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Terza ed ultima puntata: i candidati sui social network